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Figura di ippopotamo

Middle Kingdom
ca. 1961–1878 B.C.
On view at The Met Fifth Avenue in Gallery 111
Sebbene le mandrie di ippopotami potessero distruggere le coltivazioni anche solo attraversando i campi, gli antichi Egizi veneravano questi animali come creature benefiche delle acque limacciose da cui prendeva origine ogni forma di vita. Questa doppia valenza di distruzione e creazione degli ippopotami donava alle loro immagini uno speciale potere magico e venivano perciò spesso lasciate nelle tombe. Questa statuetta di ippopotamo venne soprannominata William da una famiglia di visitatori del Museo. Essi raccontarono alla rivista comica Punch di conservarne una copia in casa e rivelarono che le espressioni del muso dell’animale indicavano assenso o dissenso nei confronti delle decisioni familiari.

Artwork Details

Object Information
  • Titolo: Figura di ippopotamo
  • Periodo: Primi anni del Medio Regno, inizi della XII dinastia
  • Data: ca. 1981-1885 a.C.
  • Area geografica: Meir, Tomba di Senbi
  • Materiale e tecnica: Faïence
  • Dimensioni: 11,2 x 20 cm
  • Crediti: Dono di Edward S. Harkness, 1917
  • Numero d'inventario: 17.9.1
  • Curatorial Department: Egyptian Art

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3355. Figura di ippopotamo

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Catharine Roehrig: A prima vista questa statuetta sembra un piccolo oggetto tanto “carino”. Ma per gli antichi egizi l’ippopotamo era un animale molto pericoloso: se si sente minacciato, si lancia all’attacco e se si osservano gli occhi, si nota che sono cupi; è una creatura dall’aspetto davvero pericoloso.

Secondo gli egizi l’intero universo è diviso tra caos e ordine; qui abbiamo un piccolo ippopotamo che fu deposto in una tomba. Gli egizi credevano che potesse prendere vita e, per proteggere il defunto dal lato aggressivo dell’animale, gli spezzarono tre zampe per impedirgli di andare all’attacco. La zampa anteriore sinistra, spostata in avanti, è originale, ma si può notare che le altre hanno tutte un colore leggermente diverso, perché sono state restaurate e volevamo che il restauro fosse visibile.

D’altro canto, l’ippopotamo è stato decorato con dei gigli e per gli egizi il fiore di loto o il giglio era un potente simbolo di ringiovanimento, perché si apre alla luce del sole per richiudersi poi di notte e riaprirsi nuovamente all’alba. Quindi, dato che l’azzurro, il colore dell’acqua, è un elemento di ringiovanimento, l’animale possiede anche un lato molto benevolo come simbolo di ringiovanimento, ma ci si deve assicurare che non possa fare del male e per questo si spezzano le zampe.

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